mercoledì 29 ottobre 2008

Legambiente sulle 3 caserme a Pisa si e' pensato solo al profitto. Nessun spazio al verde pubblico


Pisa: le osservazioni di Legambiente al trasferimento delle caserme

Il 23 ottobre scorso il Consiglio Comunale ha approvato una variante al Piano Strutturale e al regolamento urbanistico riguardante il trasferimento delle tre caserme attualmente localizzate in città.

Di seguito potete leggere un comunicato inviato da Legambiente Pisa alla stampa (e non pubblicato) e un breve articolo tratto da il tirreno del 25 ottobre (inadeguato rispetto all'importanza dell'argomento).

Comunicato Legambiente Pisa:

Si vota per un cambiamento irreversibile per la città. Che i Pisani lo sappiano.


Nel Consiglio Comunale di giovedì prossimo, 23 ottobre 2008, si discuteranno e si voteranno le varianti al Piano Strutturale e al Regolamento Urbanistico, adottate con le delibere dello stesso Consiglio Comunale n. 58 e n. 59 del 22/07/2008, che di fatto stravolgono le destinazioni d'uso delle aree attualmente occupate dalle tre caserme presenti in città: Bechi-Luserna (Aurelia), Artale (via Derna) e Curtatone e Montanara (via Gori).
Legambiente Pisa è assolutamente favorevole all'idea di liberare la città da strutture militari in favore di usi civili, ma, proprio per questo, non condivide le modalità con cui quest'operazione è realizzata, operazione di cui le varianti al voto giovedì rappresentano l'ultimo decisivo tassello. Infatti un'opportunità epocale per la città, potenzialmente positiva, si trasforma in un'occasione persa, in una perdita netta di patrimonio pubblico, patrimonio di cui Pisa ha un grande bisogno.
L'operazione prevede il trasferimento delle tre vecchie caserme in città in una nuova e moderna caserma a Ospedaletto e che questo avvenga a costo zero per il Ministero della Difesa. Chi paga questo vantaggio per il Ministero (caserma nuova in cambio di strutture vecchie, in parte abbandonate)? La città di Pisa. Il Comune (o il vincitore dell'appalto per la realizzazione dell'operazione, cambia poco) dovrà ricavare le risorse per la costruzione della nuova caserma dalla vendita delle tre aree in città. Questo fa sì che l'unico criterio per decidere cosa fare negli ampi spazi liberati (pensiamo alla grande area verde tra l'Aurelia e la ferrovia della Bechi Luserna) sarà quello della massimizzazione del profitto, e non del beneficio per la collettività. Ecco così spiegate le variazioni di destinazione d'uso delle aree in questione proposte dall'amministrazione che saranno votate questo giovedi. Edilizia, ricettività, ristorazione, parcheggi per gli autobus…e i parchi? e le biblioteche? e i luoghi di ritrovo? Niente, scomparsi.
Sono molte le perplessità specifiche su ogni singolo progetto, e sulla scelta, per la nuova caserma, di un'area a ridosso delle abitazioni di Ospedaletto, che insisterà su la via Emilia, strada vecchia e già carica di traffico per la presenza dell'area artigianale, per l'Expo, e per la futura "Piazza del Terzo Millennio". Ma è l'operazione nel complesso che non convince: una grande e irripetibile opportunità per la città, persa per sempre, insieme ad un grossa parte di patrimonio pubblico.
Rimane un dubbio pesante sulla fattibilità economica dell'operazione, soprattutto alla luce dell'attuale crisi del valore immobiliare e della consueta lievitazione dei prezzi nel corso dei lavori delle grandi opere pubbliche. Non è improbabile che il costo della nuova caserma, completa di alloggi per i dipendenti, superi il ricavato della "vendita" delle vecchie caserme: non vorremmo che, alla fine di tutto, il Comune, ovvero tutti noi, oltre alla perdita di un patrimonio pubblico si ritrovi anche con una perdita netta in termini economici.
Spiace anche la scarsa attenzione al coinvolgimento dei cittadini, informati solo saltuariamente e genericamente sulla questione, e poco invogliati a partecipare al processo decisionale; basti pensare che la riunione sulla Valutazione Strategica è stata effettuata il 16 luglio, e il periodo per le osservazioni ha coinciso con la fine del mese di luglio e il mese di agosto. Legambiente Pisa chiede quindi che l'intera operazione sia ripensata, cercando nuovi equilibri con il Ministero della Difesa e rivendicando il diritto della città di Pisa di gestire i suoi spazi in nome del bene degli abitanti e non dello stesso Ministero.

Circolo Legambiente Pisa

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